Febbraio 12, 2026

Nel pomeriggio della giornata di Sabato, 13 settembre 2025, si è svolta nel quartiere Casal Selce di Roma,
una manifestazione organizzata dai residenti contro il biodigestore che il sindaco Gualtieri e l’attuale
giunta, ha progettato di costruire nella zona da sempre considerata un’area sottoposta a vincoli
paesaggistici, oltre che designata come zona agricolo-residenziale e non industriale.
Sono anni, dicono i cittadini, che Casal Selce in collaborazione con il quartiere di Massimina lottano contro
la volontà imperante di voler trasformare i loro quartieri in zone industriali senza pensare alle ripercussioni
sulla qualità della vita dei residenti. Ricordiamo che nella zona di Massimina (limitrofa alla zona Casal Selce,
rispettivamente una a Sud ed una a Nord della via Aurelia che le separa) è presente la famosa discarica,
ormai teoricamente chiusa e in via di bonifica, di Malagrotta.
Costruire quindi un biodigestore nel medesimo quadrante della capitale significa designare quell’area come
una zona di scarto della città, dove i rifiuti di tutti possono essere smaltiti incontrollatamente e
deliberatamente, perdipiù come se non vi fossero residenti.
Sono proprio quest’ultimi invece che intendono ricordare all’amministrazione che quando si mette mano al
territorio ovest oltre il GRA della capitale non si sta parlando delle steppe aride e disabitate, ma di un
quartiere densamente popolato di una delle città più importanti d’Europa.
Il corteo, partito dallo slargo di fronte a via Cognetti de Martis e giunto nella piazza dinanzi alla Chiesa di
Casal Selce, è stato molto partecipato sia nella sua sfilata per le strade ma anche quando, una volta giunto a
destinazione, vi sono stati vari interventi da parte di rappresentanti della popolazione.
Non sono mancati, come ovvio gli interventi di alcuni esponenti delle realtà politiche territoriali.
Dai vari interventi, si potrebbe evidenziare un “sottile” filo di impreparazione, non ascolto e
improvvisazione che fa sorgere molte domande sull’importanza che questa amministrazione dà alla tutela
della sicurezza sanitaria dei propri cittadini, specialmente riguardo le periferie urbane.
Tra i vari interventi alcuni riescono a muovere di più le coscienze di chi ascolta. Così, un residente di
Massimina, ha chiesto come mai ad oggi, a Malagrotta siano stati inviati i militari per sorvegliare e verificare
la bonifica e come mai quest’ultimi siano stati dotati di Maschere Antigas?
Forse, continua la riflessione del cittadino, le autorità sanno che a Malagrotta continuano ad essere
emanati gas tossici? Ma non dovrebbe essere un’area già bonificata? Per i residenti non si fa nulla? Niente
maschere antigas? Niente campagne mediche preventive? Si pensa però a spendere soldi per costruire
stabili polifunzionali per la collettività e bonificare fiumi non più balneabili? Questo messaggio di accusa
verso il Sindaco, la dice lunga sul monito che gli abitanti di Casal Selce intendono lanciare.
Sempre secondo l’intervenuto, gli abitanti di Casal Selce rischiano di trovarsi in una situazione ancora più
grave di Massimina per varie cause anche logistiche, tra le quali: il grande traffico di camion della
spazzatura fonte di disagi per la mobilità, il rischio esplosione a cui sono soggetti gli impianti dei
biodigestori, esplosioni che impatterebbero ripercuotendosi gravemente su abitazioni e famiglie, ed il
rischio dell’esalazione dei gas che i rifiuti rilasciano nell’aria, proprio come succede a Malagrotta, causando
tumori e malattie respiratorie gravi.
Tra gli altri interessanti quesiti posti dai partecipanti, due risultano particolarmente arguti: il primo riguarda
il fatto che l’impianto sarà gestito da Acea. Ricordiamo che i rifiuti della capitale sono ritirati AMA, quindi,
secondo i cittadini, non si capisce con chiarezza come questi due macro-enti della capitale possano
relazionarsi riguardo allo smaltimento dei rifiuti. Nasce forse un conflitto di interessi?
Il secondo quesito sembra essere di tipo legale. I cittadini ricordano che si sta ancora aspettando una
Sentenza del Consiglio di Stato sulla “Questione Romana” del biodigestore. Questo dimostrerebbe che, il
sindaco abbia deciso di procedere all’espropriazione di terreni agricoli dai contadini della zona, ed
all’avviamento quindi dei lavori ancor prima della sentenza. A questo aggiungono poi che all’estero ed in
particolare in Inghilterra, i biodigestori sono costruiti almeno a 5 chilometri dai centri abitati, onde evitare
ripercussioni fisiche per i residenti, e a Roma invece? Si procede a costruire nelle case del popolo.
C’è chi grida allo scandalo, chi al menefreghismo, chi alla necessità di prendere dei fondi PNRR solo per
poterci guadagnare sopra, chi alla volontà di togliere i poteri straordinari al Sindaco e chi invece sostiene
che tutto sia fatto per pura cattiveria personale verso un quartiere di non-elettori della giunta Gualtieri.
Il clima registrato sembra assai concitato, ma i dubbi sono molti e la certezza sembra essere una sola: a
Casal Selce si sta consumando un sopruso nei confronti della popolazione e del territorio da parte delle
autorità competenti che davanti ai propri progetti “green”, non sappiamo se si parla di green ambientale o
del green come colore del contante, non ci si ferma davanti a nulla, meno che meno davanti alla salute dei
cittadini.
La Terza Pagina.

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