
Un progetto nuovo, unico nel suo genere, in una città di dimensioni enormi come Roma: un
roboante corteo contro ZTL, ciclabili inutili e limite dei 30 km/h, tutte creature politiche
imputate al sindaco della Giunta Capitolina Roberto Gualtieri. Insomma, il 16 Novembre
2025, tutti pronti, un raduno di motori accesi e clacson convinti per dire: “Lasciateci uno
spazietto di libertà! O almeno andare un po’ più veloci di un monopattino.” Opinioni che, a
seconda dei punti di vista, possono essere o meno condivisibili, questo é chiaro. Ciascuno
dei presenti è affaccendato nell’immediata necessità di attaccare le calamite decorative e
preparare bandiere e simboli vari, ognuno pieno di volontà di azione, di coraggio e di ardore
idealistico, pronti per partire!…
E invece?
Niente.
Il corteo non è mai partito. Non si é spostato neppure di un metro.
I promotori della manifestazione di fronte all’inattesa folla di auto radunate (quasi 300 veicoli,
un successo organizzativo particolarmente significativo) hanno avuto un improvviso sussulto
di responsabilità civica. “Così rischiamo di creare disagio. Noi siamo responsabili!”,
avrebbero detto. Che, tradotto: “Ci siamo accorti che un corteo di auto crea… traffico.”
Un colpo di scena che nessuno poteva anticipare, davvero.
La scena è memorabile: trecento motori spenti, parcheggiati composti come in un
gigantesco autosalone all’aperto. I partecipanti, chi con il finestrino abbassato, chi dinnanzi
al maestoso pullman agghindato di striscioni e bandiere, discutevano con toni accesi contro i
pericoli della mobilità sostenibile, mentre dimostravano involontariamente che rimanere fermi
è, paradossalmente, la loro più grande forma di coerenza.
I più poetici tra gli osservatori hanno definito il non-evento “la prima manifestazione
automobilistica a emissioni zero”, mentre quelli più attenti alla filosofia politica hanno parlato
di “corteo zen”: il vero movimento è dentro di noi, non sulla strada.
Resta però una domanda sospesa, al di fuori di questioni ontologiche ed etiche di ogni tipo:
che cos’è un corteo che non si muove?
Una protesta che rimane nel luogo di partenza senza creare il minimo disagio è un po’ come
una petizione lasciata in bozza, una marcia trattenuta dal freno a mano, un grido di dissenso
pronunciato in modalità silenziosa. Essa è stata trasformata nell’ennesimo comizio politico.
Sembra che le forze politiche del XXI secolo non sappiano più manifestare, ma si limitino al
grido di battaglia seguito dal “fuggi fuggi” generale.
Forse un corteo, per essere tale, ha bisogno proprio di quella lieve, inevitabile scomodità
che crea attenzione?
Perché su una manifestazione non disturba nessuno…. siamo sicuri che qualcuno se ne accorga?