
“PIANO DI PACE,
LA STRISCIA DI GAZA ESULTA: IN ITALIA
DIVAMPANO LE POLEMICHE SUL PIANO DI
TRUMP”
La prima fase è il ritiro delle armi, ci si prepara al rilascio degli ostaggi
ma la questione è ancora aperta
A due giorni dall’anniversario del 7 ottobre è stata firmata la prima fase dell’accordo
proposto dal presidente statunitense Donald Trump, che prevede un cessate il fuoco
per entrambe le parti e il ritiro parziale delle truppe israeliane dalla striscia. Inoltre, è
previsto il rilascio degli ostaggi israeliani nei prossimi giorni da parte di Hamas, in
cambio della liberazione di circa 2000 prigionieri palestinesi attualmente detenuti in
Israele. Una notizia che sembrerebbe aprire finalmente uno spiraglio di apertura al
dialogo tra le parti, ma che lascia ancora molte perplessità attuative specialmente
riguardo alle prossime fasi disegnate dal presidente USA come il disarmo di Hamas,
l’istituzione di un governo stabile della Palestina la ricostruzione e, soprattutto, la
restituzione delle abitazioni agli sfollati.
Le prossime fasi del piano, come già accennato, saranno le più tortuose e
complesse poiché riguarderanno la costruzione di uno Stato di Palestina, con il
sussidio degli Stati Mediorientali ed Europei, fra le possibili ipotesi di unificazione è
in via di sviluppo la proposta di un eventuale ricongiungimento con la Cisgiordania
ed un’unificazione amministrativa ed economica. La gestione verrebbe affidata nelle
prime fasi ad un comitato tecnico costituito e presieduto dai diversi capi di stato che
hanno partecipato alle trattative ricoprendo un ruolo centrale. Non si ritiene del tutto
remoto lo stanziamento nella striscia di un esercito “internazionale” che si faccia
garante della sicurezza e degli sviluppi dell’intricata questione.
Per il momento la destra europea si felicita del raggiunto accordo, sottolineando il
merito di un lavoro continuo e silenzioso mirato ad una mediazione e conseguente
pace ha contribuito, insieme a tutti gli altri mediatori, al raggiungimento dell’accordo.
Nonostante ciò nel vecchio continente ci sono ancora voci contrarie, che fino a poco
tempo fa gridavano alla pace ma oggi, accordi alla mano, sembrano tirarsi indietro,
come accaduto nell’ala sinistra del parlamento europeo che durante l’annuncio
ufficiale del cessate il fuoco invece di alzarsi ed applaudire è restata seduta ed
impassibile, nonostante abbia dimostrato notevoli capacità motorie per scendere in
piazza in favore della Flotilla o applaudire alla vittoria di Ilaria Salis durante le
votazioni per la revoca dell’immunità parlamentare. Viene da domandarsi quindi
quale fosse la priorità: trovare una pace per salvare i palestinesi o trovare un modo
di annientare Israele, screditando le destre europee e gli USA governati dal
“malvagissimo” Trump?
Quale sia stata la chiave di volta nell’accettazione del patto tra le parti è ancora di
dubbia identificazione. C’è chi sostiene che il movimento internazionale della Flotilla
e delle associazioni scese in piazza insieme ai moltissimi cittadini di tutto il mondo
possano aver smosso le coscienze in medio oriente, anche se difficilmente viene da
pensare che possa essere stato questo il motivo fondante di un così repentino
cambio di rotta, specialmente da parte del governo Israeliano. Tra le varie ipotesi c’è
quella riguardante l’attacco Israeliano, il 9 settembre passato, al territorio del Qatar,
nei pressi della base americana “Ai Udeid”, poiché in quel territorio durante quella
giornata era presente una delegazione di Hamas, lì per discutere di un OdG fissato
dagli stessi USA dove sarebbe scattato immediatamente il campanello di allarme al
Pentagono e che avrebbe comportato il repentino intervento forte nei confronti di
Israele. Sicuramente l’intervento degli USA è stato determinante nell’interruzione
delle oscenità (genocidio, demicidio, massacro..?) di Gaza, il presidente Trump ha
deciso di richiamando all’ordine Israele e di adottare il pugno di ferro verso Hamas.
Utilizzando la voce grossa Trump è riuscito ad ottenere i risultati sperati, per il
momento, ma questo tipo di atteggiamento gli sarà utile anche altrove? Tenterà di
usare questo approccio anche nei confronti di altre situazioni, come il conflitto
Russo-Ucraino? Sarà finalmente Donald Trump a concludere tutti quei conflitti nati
durante la precedente amministrazione Biden negli USA? Beh, a Gaza, per il
momento, la questione sembra sistemata, non si può far altro che auspicare un
intervento altrettanto efficace in Ucraina.
Parlare di svolta storica risulta ancora del tutto prematuro se non ipocrita: la
questione pluridecennale non si risolve certo con un accordo che, seppur meditato
da mesi, non tiene conto delle necessità e delle ragioni fortemente ideologiche che
hanno spinto, da un lato, Hamas ad ordire l’attacco del 7 Ottobre 2023, e, dall’altro,
Israele a bombardare ingiustificatamente migliaia di civili. Nella storia il famoso
“cedant arma togae” ha sancito poche soluzioni, determinando ancor meno la pace;
il cessate il fuoco però, rappresenta oggi, dopo anni di indiscriminata cruenza, un
primo passo verso un futuro che si prospetta essere quantomeno più diplomatico.
Dopo più di due anni il mondo può tirare un primo sospiro di “sollievo”, speranzoso
che ci si adoperi per una pace atta alla salvaguardia di chi, da troppo tempo, non ha
altro pensiero alieno alla tregua.
La Terza Pagina.