Febbraio 12, 2026
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Molte proteste, zero proposte:
Continuano le polemiche nei confronti del semestre filtro: le critiche alla
riforma sono sempre più radicali e gli interrogativi sugli sviluppi della
vicenda a poche ore dai risultati del secondo appello, che lasciano in
bilico migliaia di studenti tra attesa e speranza, restano ancora molti.
Risalente e significativa è stata la presenza di Leonardo Dimola,
rappresentante del sindacato UDU-Sinistra Universitaria al programma
televisivo La7, dove il giovane studente ha riportato il pensiero di
migliaia di studenti dinanzi al professor Matteo Bassetti, infettivologo e
direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive presso l’Ospedale
Policlinico San Martino di Genova.
Al centro del dibattito la questione del numero chiuso, che a detta dello
studente è stato semplicemente posticipato di qualche mese. Dunque si
presuppone che la riforma avesse come intento principale l’abolizione
del numero chiuso. Appariva chiaro già da tempo che tale soluzione
restava del tutto estranea all’intento principale della “riforma Bernini”,
orientata a rinnovare l’accesso alla facoltà di medicina, garantendo a
tutti gli studenti una preparazione meno sperequata in vista dei tre esami
caratterizzanti il primo “semestre” (50 giorni) del corso di studi. Sono
molte le voci di proteste che lamentano anzitutto una cattiva
organizzazione, e persino un danno non indifferente alla salute e
stabilità emotiva e psicofisica degli aspiranti medici. Quanto emerso
dall’attuazione e dagli sviluppi della riforma porta inevitabilmente a
riflettere su alcune tematiche che riguardano l’istruzione in senso lato. I
dati tutt’altro che soddisfacenti dovrebbero, per i più attenti, condurre
inevitabilmente a riflettere sulla scarsa preparazione cui è giunta la
scuola secondaria, sempre più riluttante alla bocciatura, ritenuta oramai
non fonte di educazione ma solo punizione inefficace sempre più rara,
scelta quasi inconsiderabile per molti professori. Inevitabilmente, questo
meccanismo porta i ragazzi meno preparati ad incorrere in fallimenti che sfociano in instabilità emotive: fallimenti spesso evitabili se si ritornasse
ad un’educazione incentrata sul merito e non semplicemente volta a
facilitare il successo degli studenti tramite agevolazioni tutt’altro che
formative. In realtà sentir parlare di abolizione del numero chiuso risulta
estremamente fuori luogo, e riflette la solita tendenza di trarre a proprio
vantaggio delle questioni di rilievo per la sola e unica propaganda
politica. Tutti gli studenti, già dallo scorso anno, se ben avveduti, erano
ben consci del fatto che la riforma non avrebbe -sfortunatamente- raddoppiato i posti disponibili e, di conseguenza, sarebbero entrati
coloro i quali avessero conseguito i risultati necessari. L’accusa però
disconosce questo dato chiaro, estraneo ai fini della riforma.
Sorge spontaneo chiedersi inoltre se le ragioni che hanno mosso il
sindacato UDU esulino dalla contestazione del governo, considerando
che già precedentemente dallo scontro col ministro Bernini ad Atreju il
volto del rappresentante di Sinistra Universitaria era ben noto e
ricorrente, diversamente dai molti altri studenti che lamentavano le
stesse problematiche. Sottolineando che la riforma non sia riuscita ad
ottenere quanto promesso ai migliaia di giovani, bisogna chiedersi e
distinguere, con spirito critico e apolitico in una questione così delicata,
le ragioni (quelle vere) che mobilitano a gran voce alcuni movimenti
universitari politici in cerca di consenso. Le criticità e tutte le difficoltà
connesse all’accesso a Medicina erano, e sono note, da molti anni oramai, e nessun governo sembra aver tentato o provato a cambiare
rotta. Nessun movimento, nessun sindacato, nessuno slogan politico era
mai stato mosso a critica di quei governi, che hanno “formalmente”
rappresentato quella Sinistra Universitaria:
ci troviamo dinanzi ad una autentica denuncia di fragilità dell’istruzione o
all’ennesimo affronto mosso solo da fini politici disinteressati dalla
originale preoccupazione per gli studenti?

Al lettore il beneficio del dubbio.

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