
Occultato da un manto di vernice bianca: questa è la fine del murales realizzato da un gruppo di ragazzi di Montespaccato che, volendo ridare valore e vita ad una piazzola oramai abbandonata e divenuta quasi discarica, si sono impegnati alla realizzazione dell’opera. Ancora una volta la politica non si è tirata indietro dal sottoporre a vaglio la qualunque. “Ma un cuore pulito non si scorderà” è bastata solo questa frase per far rimuovere completamente l’opera. La celebre frase era stata tratta dalla canzone degli Amici del Vento “NAR”, che racconta gli errori e le storie dei Nuclei Armati Rivoluzionari, un organizzazione terroristica di stampo neofascista, durante gli anni di piombo contro le Brigate Rosse. Oltre alla scritta centrale “MONTESPACCATO” in caratteri cubitali, a sinistra il murales ritraeva i punti chiave del quartiere: Piazza Cornelia, la Chiesa, la Torre Idrica e alcuni bambini nell’atto di giocare. Ad osservare tutto ciò, Santa Rita, la santa protettrice del quartiere, con una croce stretta fra le mani, con sguardo attento e protettivo. Dall’altro lato, un tricolore acceso riempiva gran parte del murales: poco più a destra, la frase che ha generato scalpore. Sorge spontaneo il dubbio sulla realizzazione del murales. Nuclei neofascisti, movimenti di estrema destra, organizzazioni politiche? Niente di tutto ciò: attraverso alcune interviste dei cittadini locali, siamo riusciti a trovare i veri autori del “misfatto”: dei ragazzi di strada che volevano rendere omaggio non solo al quartiere di Montespaccato, ma anche ad un loro caro amico, scomparso improvvisamente. Nonostante queste rettifiche sulla natura dell’opera, la loro richiesta di non cancellarla è stata violentemente respinta. La prontezza del municipio, molto più attento a queste questioni che al degrado generale della periferia romana, è stata a dir poco chirurgica: nelle prime ore della mattinata l’opera, ancora incompiuta, è stata completamente censurata e coperta da tinte di vernice bianca. La rimozione di quello che è stato definito “un atto ostile, verso la storia democratica della nostra Repubblica, e verso la memoria di un quartiere operaio e popolare come Montespaccato” (parole della Presidente PD del Municipio XIII Sabrina Giuseppetti, come se ricoprire di bianco la bandiera italiana non fosse un atto ostile nei confronti della Repubblica e della Costituzione) non si è svolta in pieno giorno – cosa che avrebbe sicuramente avuto un maggiore valore educativo, vista la “gravità” della situazione – bensì, alla chetichella, nelle prime ore della giornata lontana dalle attenzioni e dagli occhi del cittadini della periferia, chissà magari non tutti sarebbero stati d’accordo con il cancellarlo, ma in regime non c’è spazio per il dissenso e per evitare lo scontro allora, meglio agire in silenzio, celati nell’ombra e nella rugiada mattutina. A essere stata cancellata non è stata solo la dedica ritenuta “fascista” ma anche la scritta “MONTESPACCATO” con gli annessi tricolori, valori e origini che sdegnano chi preferisce finanziare moschee e chi sostiene quel pluralismo senza il quale altrimenti non si avrebbero argomenti da far valere in politica. Questa è la verità della nostra Italia “libera e democratica”: paese dove si può leggere il nome di un dittatore sanguinario per le strade (la nobile via Lenin è un bel esempio chiarificatore) ma non si può valorizzare un muro spoglio con i simboli e le origini del nostro paese. L’augurio è che questo rigore e questa celerità dimostrata dal municipio e dalla sua dirigenza si impieghi anche per arginare il degrado sempre più dirompente…
“Patria, civiltà, cultura, libertà…”: parole che riecheggiavano nel murales, ora coperte, scomparse, rese prive di senso, perfetta metafora della società nella quale siamo immersi. Tutti i valori ormai sono stati svuotati, spazzati via da una mano burocratica che pare temere più un pennello che il degrado stesso. Forse perché fermarsi, ricordare chi siamo e da dove veniamo, è davvero troppo pericoloso in un mondo che corre verso il nulla.