
Nella giornata di sabato 22 novembre si è svolta una manifestazione davanti alla
fermata Ottaviano della metro A di Roma. Nessuna bandiera, nessuno
schieramento politico, ma solo dei cittadini stufi della costante insicurezza.
L’iniziativa è stata lanciata dallo Youtuber Simone Cicalone, noto influencer che si
occupa da anni delle questioni più urgenti della Capitale, il quale ha recentemente
subito un aggressione proprio durante un video di denuncia nei confronti di
borseggiatori indisturbati all’interno delle stazioni metropolitane. Ad essere presenti
anche alcune figure politiche come il deputato Francesco Emilio Borrelli (AVS) e la
deputata Marianna Ricciardi del Movimento 5 Stelle, che hanno partecipato
attivamente alla manifestazione esponendo alcune proposte e criticando l’attuale
governo in carica. Tema centrale della discussione, messo in luce dallo stesso
“Cicalone” ma anche dai 2 deputati, la riforma della giustizia Cartabia, la quale
avrebbe depenalizzato numerosi reati e avrebbe reso più difficile il lavoro per le forze
di polizia, specialmente per quanto riguarda la situazione borseggiatori. Sono state
rivolte numerose critiche in merito a tale riforma, in particolare all’impossibilità da
parte delle forze dell’ordine di poter perseguire un sospetto borseggiatore in
mancanza di una denuncia diretta, ma anche l’aver posto vari limiti nei confronti
delle intercettazioni telefoniche, “importantissime per individuare le reti della
criminalità” secondo i due esponenti dell’opposizione presenti. Altro nodo rilevante
del discorso è stata l’inefficacia della Pol Metro, non sufficientemente organizzata
per coprire le tratte delle varie linee metropolitane e garantire sicurezza ai cittadini. A
tutelare i cittadini, invece di un semplice presidio di vigilanza, sarebbe necessario ed
auspicabile un apparato di polizia, forza pubblica autorizzata ad intervenire con tutti i
mezzi disponibili per garantire la tutela di chi utilizza i servizi di trasporto. Inoltre i
vigilantes, in aggiunta all’età “avanzata”, non hanno altro potere se non quello di
attendere, come chiunque, l’intervento delle autorità. Dimostrazione di questa loro
impotenza ne è lo stesso impiego che spesso ricoprono: la massima autorità che a
questi viene conferita è quella di indicare ai turisti le vie di uscita della metro, o in
alternativa, soccorrere qualche anziana che non sa dove sono siti i binari. Non si
intende denigrare il lavoro e l’opera degli impiegati, ma anche solo conversando con
questi si capisce la loro inefficacia fattuale, molto spesso denunciata dagli stessi, i
quali chiedono una maggiore possibilità di azione.La presenza di cittadini giovani,
adulti e anziani dimostra la necessità di una risposta chiara e pragmatica da parte
delle istituzioni: una realtà come quella dell’insicurezza non può ridursi a un tema di
facciata, sono necessari dei provvedimenti per riaffermare la tranquillità all’interno
dei mezzi di trasporto ma anche nei quartieri, che spesso si trasformano in luoghi di
spaccio e violenza. Lo youtuber ha poi evidenziato alcune mistificazioni nei confronti
dei propri reportage da parte di chi ritiene che il lavoro svolto andrebbe solamente ad
incentivare una presunta “guerra tra poveri”: Cicalone ha quindi ribadito che gran
parte dei borseggiatori coinvolti si trova “al di sopra” delle capacità economiche dei
“comuni” cittadini proprio grazie all’attività del furto indisturbato, ed è per tale ragione
che parlare di una guerra tra poveri risulta una provocazione per “il 90% dei cittadini
onesti” che si trova sola ad affrontare questi disagi. È importante sottolineare inoltre
l’incapacità della politica nel risolvere tali situazioni: le numerose promesse fatte dal
governo infatti non sembrano aver riscontrato successo nella realtà quotidiana, ma si
sono dimostrate un intervento a puro scopo propagandistico: dall’altra parte,
un’opposizione che continua ad accusare l’esecutivo di non saper gestire tale
problematica senza proporre alternative concrete, o addirittura promuovendo misure
ideologiche che vanno dall’accoglienza indiscriminata al reinserimento sociale dei
“rei” anche per reati gravi, giustificando tali comportamenti come provenienti da
“situazioni socioeconomiche complicate”. È necessario ora porre alcuni quesiti a cui
le istituzioni e i vari rappresentanti politici non riescono a dare risposte concrete: per
quale motivo, nonostante le innumerevoli critiche e “segnalazioni” alla riforma
Cartabia da parte di giuristi e mondo giornalistico non si è ancora riusciti a
modificarne il contenuto? Quali sono i cavilli burocratici principali che “limitano” il
normale svolgimento del lavoro alle forze dell’ordine e non garantiscono la
sicurezza nelle strade? Tenendo conto dei dati del ministero dell’interno,
considerando che il 60% di rapine e furti viene commesso da stranieri sul territorio,
perché non viene applicata una ulteriore stretta sulle politiche migratorie limitando i
flussi e accelerando i rimpatri? Come mai non si riescono a conciliare le varie parti
politiche per il tema sicurezza, che dovrebbe essere universale e necessario alla vita
civile? Non si respira infatti aria di collaborazione tra le due parti, ma una netta
divisione che continua a polarizzarsi e radicarsi verso posizioni totalmente diverse e
inefficaci, che si concludono con la non risoluzione di un problema reale privo di
colori politici con cui la cittadinanza è costretta a fare i conti giornalmente, ma
soprattutto, dove la non curanza e l’indifferenza delle istituzioni mette a rischio la vita
di chi dovrebbe essere tutelato dalla legge.