
Secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2024 il belpaese registra un tasso di 1,18 figli per donna, mai così basso nella storia della repubblica italiana, superando l’1,19 del 1995, ultimo minimo storico registrato in precedenza. In parallelo, sono 217 mila le cittadinanze concesse nel 2024 ai neo cittadini, il che inserisce l’Italia tra la lista dei paesi che rilasciano annualmente il maggior numero di cittadinanze all’interno della comunità Europea. Questi numeri sono il risultato di politiche governative inclusive che per decenni hanno anteposto al bene dei propri cittadini posizioni puramente ideologiche e deliranti, i cui risultati iniziano ad emergere con l’avanzare dei giorni. Inoltre, questa situazione continua a peggiorare a causa del fenomeno dell’ emigrazione giovanile: la più grande risorsa del paese infatti, risulta spesso determinata ma anche costretta a lasciare il paese natio, considerando la nostra penisola una terra priva di opportunità per il futuro con una evidente assenza di meritocrazia. Bisogna poi riconoscere che gli stessi giovani in fuga spesso rivestono ruoli di rilevante spessore nei paesi in cui decidono di emigrare, favorendo uno sviluppo socioeconomico per i paesi accoglienti e allo stesso tempo generando una grave perdita nazionale. Tra le principali cause di questo fenomeno si può evidenziare una carenza sempre maggiore dello stato sociale, sovraccaricato da un’ingente spesa pubblica gestita in maniera irresponsabile, sempre più pronta a finanziare cause non necessarie per la stabilità del paese, spesso promosse dall’Unione Europea, istituzione che si dimostra sempre meno adatta alle esigenze nazionali. A corroborare questi progetti elitari ed internazionali, vi è anche una buona parte delle istituzioni nazionali, che promuovendo politiche utopiche mettono in secondo piano le vere esigenze dei cittadini italiani elargendo cittadinanze e diritti in tempi record senza risolvere le problematiche che attanagliano un intero paese. In termini concreti, l’Italia si è recata alle urne per votare 5 quesiti referendari su “questioni sociali”, tra di esse vi è la più pubblicizzata: la riduzione da 10 a 5 anni per l’accesso alla cittadinanza italiana, un’esigenza incombente che riguarderà milioni di persone, secondo le associazioni promotrici. Nonostante il grande impegno per promuovere e spingere i cittadini al voto, il referendum si è rivelato per l’ala inclusivista e globalista un totale fallimento, con meno del 30% di affluenza in tutta Italia. Questo risultato dimostra la sfiducia dei cittadini nei confronti di tali proposte, considerando il disinteresse da parte dei governi alle questioni più care agli italiani. Un chiaro esempio è la poca attenzione nei confronti delle neo-famiglie, con politiche sussidiarie troppo poco adatte per lo sviluppo e per la continuità della comunità italiana di diritto. L’unica soluzione apparente secondo le organizzazioni “umanitarie” e “inclusive” sono dei sistematici flussi migratori volti a far fronte al calo demografico: secondo questi ultimi infatti, solo attraverso l’integrazione e la costituzione di “neo-italiani” si può affrontare la crisi della natalità. Gli effetti diretti di questa soluzione sono ben visibili non solo nella penisola italiana ma anche all’interno del vecchio continente, nel quale intere comunità straniere, in particolar modo di tradizione arabo-musulmana, hanno preso il controllo di intere città e sobborghi a causa di uno scontro culturale e di una mancata volontà di integrarsi, mai nascosta dai più alti rappresentanti di tali comunità ma anche dagli stessi membri. Spesso infatti, lo sforzo dell’integrazione sembra essere più ambito dai promotori e gli ospitanti, i quali ambiscono ad una convivenza pacifica e inclusiva rispetto agli stessi “ospiti”, riluttanti ad ogni forma di integrazione che vada a ledere la loro identità culturale e religiosa. Giunti a tal punto, riteniamo di estrema urgenza confutare le folli tesi proposte da una determinata parte politica, considerando tale problema di interesse comune, in quanto esponenti di tali comunità già tentano di assurgere a rivestire ruoli chiave della politica interna, al fine di favorire le loro comunità tramite iniziative all’apparenza innocue ma che celano una chiara volontà di rovesciamento dei valori sociali italiani ed europei: primo fra tutti, il ruolo sociale della donna, totalmente sottomessa alle volontà del patriarca, un vero e proprio sfregio nei confronti di una cultura che nei secoli scorsi si è impegnata ad affermare e migliorare le condizioni sociali delle madri, sorelle e figlie di tutta Europa. Con questa affermazione intendiamo denunciare le chiare posizioni di nuovi partiti emergenti composti esclusivamente da soggetti “integrati” che rifiutano di parlare dinanzi a un microfono solo perchè tenuto da una donna. A fronte di ciò, assistere economicamente e moralmente le neo famiglie italiane risulta il primo passo verso un cambiamento necessario e dovuto nel rispetto di chi ha dato la vita in nome di un mondo migliore per i propri figli. Pertanto, per invertire la rotta delle nascite è estremamente necessario un mutamento radicale nelle scelte politiche degli ultimi anni: è il momento di rimettere al primo posto le esigenze degli italiani, che per troppo tempo sono stati trascurati in nome di un’accoglienza indiscriminata e universale che sta distruggendo il tessuto sociale di un’identità millenaria.
-LEONARDO GARGANO/TIZIANO BARTOLINI.
29/05/2025