
Una riforma tanto dibattuta quanto ambigua che è entrata nel parlamento europeo diversi
anni fa, precisamente nel 2022, ma di cui ancora non sono ben chiare le sorti. Lo scopo
della riforma sarebbe quello di prevenire i casi di pedofilia online, intercettando i materiali
sospetti ancor prima che essi vengano inviati dall’utente.
Il regolamento CSAR (Regulation to prevent and combat child sexual abuse), comunemente
noto come Chat control, introdurrebbe un sistema di riconoscimento di materiale
pedopornografico ancor prima che il contenuto venga condiviso in una chat privata,
quindi su Whatsapp, Telegram o Signal.
Questo controllo avviene tramite una serie di algoritmi in grado di riconoscere immagini o
frasi sospette nel momento in cui l’utente sta per inviare il messaggio. Il materiale viene
analizzato da un database che ne valuta l’idoneità: se il messaggio risulta ancora sospetto
viene inviato direttamente in forma anonima alle forze dell’ordine che da lì faranno le
adeguate analisi; in caso di reato la piattaforma dovrà fornire le generalità dell’utente
per permettere le successive pratiche legali.
È necessario sottolineare come molte volte il database fornisca dei falsi positivi,
“incriminando” erroneamente conversazioni che in verità non sarebbero pedopornografiche.
La proposta nasce nel maggio del 2022 dall’ormai ex commissaria europea Ylva
Johansson. Nonostante siano passati tre anni, nel parlamento europeo si respira
ancora un’aria di indecisione e perplessità: con dodici stati favorevoli, nove contrari
e sei ancora incerti (tra cui l’Italia), chat control sembra trovarsi sulla strada giusta
per diventare un vero e proprio mezzo di controllo di massa.
Ora che abbiamo capito come funziona Chat control non resta che farci una
domanda importante: è veramente questo il modo giusto per limitare il crescente
fenomeno dell’adescamento online e della pedopornografia? Controllare gli utenti,
come una sorta di Grande Fratello, può portare veramente i suoi frutti? I membri
della commissione europea vorrebbero prendere la via più facile, quella di un
proibizionismo velato, di un controllo di massa degli utenti che porterà
inevitabilmente al trasferimento verso piattaforme illegali.
Forse, una politica più rigida nei confronti dei baby influencer e dei bambini sempre
più esposti sui social sarebbe più adeguata e soprattutto più efficace, ma non
piacerebbe sicuramente ai genitori che guadagnano con le immagini dei propri figli
rese pubbliche al mondo intero.
Oltre all’indignazione non ci resta che prepararci al nuovo coinquilino che ci farà
compagnia nelle nostre conversazioni più intime e, insieme a lui, la consapevolezza
di essere delle marionette da controllare dall’alto, messe all’oscuro di ciò che
avviene alle nostre spalle.
Qualora si fosse contrari a questo nuovo regolamento, tramite il sito “Fight Chat
Control” è possibile inviare un’email agli eurodeputati per manifestare il proprio
dissenso: basterà andare sul sito, aprire il menù a tendina e scegliere l’opzione
“Agisci ora”, per poi seguire le indicazioni date dal portale.
La Terza Pagina