
Rossi e neri, neri e rossi. Questi due colori, molto comuni agli inizi del 900,
continuano a dividere l’opinione pubblica, in particolare i giovani. I giovani sono il
pilastro fondamentale di un paese: sono l’avvenire, la speranza su cui (si dovrebbe)
contare. Movimenti studenteschi, organizzazioni giovanili di partiti e organi di
rappresentanza studentesca sono nella gran parte delle volte dotati di un
“binarismo” oltre al quale non si può disobbedire: è una religione, la cura di ogni
male. O sei rosso, o sei nero: nessuna alternativa è contemplata , neanche il verde
speranza. Al loro interno giovani a partire dai 14 anni vengono posti davanti a una
scelta: scongiurare la bestia rossa o soffocare il nemico nero. Fatta la scelta, si
passa alla teoria preparatoria: qui entrano in gioco i due protagonisti, l’antifascismo e
l’anticomunismo. Il primo, tanto caro ai rossi, deve essere la prima cosa a cui
pensare al mattino e l’ultima cosa quando si va a dormire: esso è il più grande
deterrente contro il nero assassino; è talmente potente che ogni azione sotto il nome
di antifascismo è lecita: si può insultare l’avversario, lo si può inserire a piacimento
durante un discorso in assenza di argomenti, ma soprattutto, tramite la parola
antifascismo si possono perpetrare delle violenze nei confronti del nemico senza
essere puniti moralmente. La cosa più importante però, è la sua presenza nella
costituzione italiana: lo si legge in ogni riga! È implicito ovviamente, che domande, e
ricordiamoci poi che non serve neanche chiederselo, pensare è poco efficace. Non è
molto diversa la situazione dall’altra parte, quella nera: l’anticomunismo infatti viene
utilizzato in funzione di risposta all’accusa rossa sconfessando il comunismo,
un’ideologia che ha causato milioni di morti nell’attuale Unione Sovietic- ah no, è
caduta nel 1991, però il pericolo resta comunque una priorità, bisogna essere
anticomunisti e prepararsi ad una controrivoluzione prima che la rivoluzione stessa
avvenga, poi vabbè, alla sanità, al malfunzionamento delle scuole e al lavoro
precario dei giovani ci si può pensare in un altro momento: anche se queste
condizioni continuano a persistere da 30-40 anni, per ora è necessario concentrarsi
sul nemico rosso che vuole le nostre vite.
Che entrambi i colori si siano sbiaditi da tempo non è importante, non c’è tempo per
fermarsi a riflettere, bisogna agire, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi condizione,
bisogna spegnere la mente che ostacola la distruzione del pericolo e passare alla
terza fase, l’azione. Quindi, giovani, giocatevi la vostra gioventù, ascoltate il vostro
dirigente di partito, prendete con fede le direttive dei vostri superiori e vedrete che
riuscirete nel vostro intento: non fate caso agli stolti che vi dicono che stanno
dividendo voi giovani, che affermano che esiste una strategia volta a indebolirvi, voi
combattete, usate la violenza, verbale e fisica, andate dritti al punto. Potrà capitare
che qualcuno di voi perderà la vita, ma ne sarà valsa la pena: avrete sconfitto il
pericolo imminente, e poi, se ci saranno giovani a sufficienza, si potrà pensare a
quelle che non sono le priorità.
La Terza Pagina.